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Editoriale

L'EDITORIALE


01.05.2015

COLESTEROLO: nemico o amico?


Sono anni ormai che al termine "colesterolo" è associata una connotazione totalmente negativa, riferendosi alle patologie cardiovascolari. E'? infatti risaputo che un alto livello di colesterolo ematico (>200 mg/dl) rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare: questo, almeno, è quello che si direbbe soffermandosi al mero valore, senza considerare altri importantissimi aspetti.

Iniziamo a conoscere meglio il colesterolo, prima di puntargli il dito contro!
Si tratta di una sostanza grassa che in parte viene prodotta dal nostro organismo e in parte viene assunta tramite la dieta: la si trova infatti negli alimenti di origine animale, come uova, carne, pesce e latticini. Diversamente dai grassi saturi o polinsaturi che hanno una funzione strettamente nutrizionale ed energetica, il colesterolo ha altre utilità nel nostro organismo (per questo lo produciamo!!).

Partiamo dal fatto che il colesterolo è contenuto nelle membrane di tutte le cellule: ne garantisce la fluidità e permette la comunicazione con le cellule adiacenti. E' necessario per la crescita e la divisione cellulare, quindi livelli leggermente sopra la norma sono da reputarsi normali nei bambini e negli anziani, in assenza di altri fattori di rischio. Serve per la sintesi degli ormoni stereoidei, quali gli ormoni sessuali e il cortisolo: livelli troppo bassi di colesterolo possono causare squilibri di questi ormoni e portare a irritabilità, amenorrea, irregolarità mestruale e stanchezza. E' inoltre coinvolto nella sintesi della serotonina, l'ormone del buonumore!

Quando si parla del effetto dannoso del colesterolo ci si riferisce a quello che si trova a livello delle placche arteriosclerotiche che possono portare a una stenosi (=restringimento) e quindi all'occlusione di un'arteria, fenomeno alla base degli eventi cardiovascolari. Si tratta in questo caso di colesterolo ossidato, che si trova cronicamente in sede di infiammazione e che è ben diverso dal colesterolo alimentare.

Il livello di colesterolo totale misurato con gli esami del sangue è per l?80-90% colesterolo di origine endogena: se si innalza non è sempre un pericolo, ma bisogna comprenderne la causa. Inutile quindi cercare in tutti i modi di abbassarlo usando integratori o farmaci, ma meglio capire la causa dell'innalzamento del valore. C?è un'infiammazione in atto? Una patologia autoimmune? Si fa uso di certi farmaci? Si è sotto stress? Insomma, le cause possono essere molteplici e non bisogna sempre trarre conclusioni sbagliate come "ho il colesterolo alto, non mangio più nulla perché altrimenti mi viene un infarto!".

Studi hanno dimostrato che il colesterolo alimentare può aumentare il colesterolo totale al massimo del 15%, innalzamento che non si può correlare con un maggior rischio cardiovascolare.

Come capire quindi dagli esami del sangue quando c'è il rischio cardiovascolare?
Quando il valore di colesterolo totale è al di sopra dei 200 mg/dl è un dato che da solo dice poco: bisognerebbe guardare con più attenzione i valori del colesterolo HDL, quello "buono", e LDL, quello "cattivo". Valori di colesterolo totale leggermente sopra il valore di riferimento (intorno a 220-230 mg/dl) non devono destare preoccupazione nel momento in cui anche i valori di colesterolo HDL sono alti (oltre i 60 mg/dl), a patto che gli altri valori riguardanti il profilo lipidico siano normali. Bisogna osservare anche altri parametri, non solo il colesterolo totale. Se il colesterolo totale, il colesterolo LDL e i trigliceridi sono elevati, allora può esserci un aumento del rischio cardiovascolare. I livelli di omocisteina sono predittivi per il rischio cardiaco: l?innalzamento dell?omocisteina espone maggiormente a patologie coronariche e cardiovascolari.

Ora, avendo chiarito alcuni aspetti del colesterolo, affrontiamo il discorso "alimentazione"!

In certi casi, quando i livelli di colesterolo sono sopra la norma, è molto più importante regolarizzare la propria alimentazione in termini di macronutrienti piuttosto che intestardirsi solo sugli alimenti ricchi di colesterolo, che si prende così tutte le colpe. Infatti la dieta può influenzare in maniera indiretta sulla produzione del colesterolo endogeno, attivando o inibendo l?enzima (HMG reduttasi) che è coinvolto nella sintesi. L'attività di questo enzima (e di conseguenza la produzione maggiore di colesterolo) è stimolata dagli zuccheri semplici, fruttosio compreso, e dai carboidrati. Quindi un'alimentazione poco bilanciata e ricca di carboidrati stimola la sintesi di colesterolo.

La dieta mediterranea è quella che è in grado di incidere positivamente sui livelli di colesterolo, in particolare LDL. Come abbiamo già accennato in precedenza, la dieta deve essere equilibrata in termini di calorie e macronutrienti: il giusto apporto di carboidrati, grassi e proteine.
E' necessario quindi arricchire la propria tavola di ortaggi, di cereali integrali e non dimenticarsi dei legumi, che sono amici del cuore. Perchè non usarli più spesso per condire la pasta o il riso e creare piatti unici ed equilibrati!?
Le fibre sono un importante alleato: aiutano a ridurre l'assorbimento intestinale del colesterolo alimentare, motivo in più per dedicare agli ortaggi il giusto spazio nella propria dieta. Per aumentare il contenuto di fibra è meglio consumare pasta e pane nella loro versione integrale, così come è consigliato il consumo frequente di altri cereali come orzo, farro, avena, quinoa.
Bisogna scegliere il giusto condimento: evitare il burro durante le preparazioni e privilegiare a favore dell'olio extravergine d'oliva, ricco di monoinsaturi, meglio a crudo e a cottura ultimata. E' consigliabile limitare l?'apporto dei grassi saturi derivanti da formaggi, latticini, insaccati e affettati. Discorso a parte per le uova: pur contenendo una buona dose di colesterolo, il loro consumo non è bandito e possono essere tranquillamente consumate anche un paio di volte alla settimana. Ci sono alimenti che contengono una tipologia di colesterolo che è pericoloso perchè già ossidato dai processi industriali: lo troviamo nel latte UHT, nei formaggi fusi, nella carne processata, nel latte in polvere. Via libera al pesce, in particolare pesce azzurro pescato e non d?allevamento, che può essere consumato anche 2-3 volte alla settimana prediligendo cotture semplici ed evitando le fritture. La carne può far parte della dieta: meglio la bianca (il pollo senza pelle, mi raccomando!), ma anche la carne rossa può essere inserita, con meno frequenza e scegliendo tagli magri privati del grasso visibile.

Dott.ssa Francesca Oggionni
DIETISTA

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